Archivio della categoria ‘Energia 2.0’

sabato, 19 marzo 2016

Quartu Sant’Elena (Cagliari) 18 Marzo 2016, Biblioteca Comunale. Sala piena per la trentesima presentazione del Manuale di sopravvivenza energetica.

Forno solare: un esempio di autocostruzione, anche con materiali di recupero.

mercoledì, 19 giugno 2013


Per costruire questo forno ho usato: una tavola di legno (abete o medium density, spessore minimo 2 cm, massimo 3 cm), raccordi angolari, viti autofilettanti, sparapunti, feltro termoacustico di lana cruda (prodotto da Edilana 100% pura lana di pecora sarda autoctona), una lastra di vetro delle dimensioni del fondo del forno (nel nostro caso 50×40 cm), una tendina parasole per parabrezza, due specchi (15 x30 cm), 3 lastre di compensato (spessore 1,5 cm), cerniere metalliche.
Procedimento: disegnate il progettino del forno e indicate le quattro misure (nel mio caso: lato lungo base: 50 cm, lato corto base: 40 cm, altezza massima pareti: 35 cm, altezza minima pareti: 25) e poi tagliate la tavola secondo queste misure.
legno per forno solare Se utilizzate legno di recupero di diverso spessore scegliete possibilmente il pezzo più grosso per il fondo. Nel mio caso il vetro di cui disponevo era racchiuso dentro la cornice di un quadro.
Fissate la base alla parete posteriore con le piastre angolari e le viti autofilettanti. Poi tagliate a misura la lana e fissatela al legno con i punti metallici. Poi fissate le pareti al fondo con le piastre angolari, avendo cura di bucare la lana che ricopre il fondo prima di infilare le viti (per evitare che la stessa si attorcigli intorno alle viti).

La penultima fase di costruzione consiste nel coprire il forno con una rettangolo di vetro. Io ho usato quello che ho trovato dentro una vecchia cornice.
Gli aspetti importanti in questo caso sono due: 1) le dimensioni del quadro devono coincidere con quelle del forno, 2) bisogna fare attenzione nel piazzare le cerniere che garantiscono l’apertura di quello che possiamo considerare il coperchio di vetro del forno.
Non ho trovato un quadro con le dimensioni della parete frontale e quindi mi sono rivolto a un corniciaio.
L’ultima fase è quella legata alla costruzione dell’aspetto peculiare di ogni forno solare: le superfici riflettenti. Io ho usato tre pannelli di compensato rivestiti con il tessuto argentato della tendina parasole.
In questo caso l’aspetto cruciale è il sistema adottato per fissare i pannelli riflettenti e per consentire una facile (e solida) regolazione dell’inclinazione. Ci sto ancora lavorando.
Andrea Mameli, blog Sopravvivenza Energetica, 19 Giugno 2013
P.S. Ho dimenticato di descrivere le maniglie. Va detto che la resa della cucina solare, per definizione, è connessa con la capacità di seguire il moto (apparente) del sole, pertanto spostare il forno è una manovra fondamentale: le maniglie sono indispensabili. Io suggerisco di scegliere il legno: non è piacevole impugnare una maniglia di metallo dopo che resta sotto il sole per ore…
Ultimo suggerimento: se le maniglie hanno una vite a scomparsa consiglio di praticare i fori nelle pareti di legno quando la lana non è stata ancora fissata.

Il tessuto piezoelettrico: energia elettrica dal movimento. Studio pubblicato su Nature Communications il 27 Marzo 2013

sabato, 15 giugno 2013

tessuto piezoelettricoAll’Istituto nanoscienze del Cnr di Lecce è stato realizzato un tessuto polimerico in grado di generare energia in seguito a minime deformazioni, quindi con potenziali applicazioni nei dispositivi auto-alimentati e nella robotica umanoide. Il prototipo di tessuto ideato dai ricercatori dell’Istituto nanoscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (CnrNano) è costituito da fibre di polimeri piezoelettrici realizzate con uno speciale metodo di ‘nanofilatura’ dai ricercatori di CnrNano di Lecce. Lo studio è coordinato da Luana Persano dei laboratori Nnl di CnrNano, in collaborazione con Università del Salento, Istituto italiano di tecnologia e Università dell’Illinois e Northwestern.
I ricercatori hanno sfruttato le proprietà piezoelettriche di alcuni polimeri, detti polivinilidenfluoruri: “Materiali – spiega Luana Persano – che quando vengono sollecitati da una forza meccanica, allungati o compressi, producono ai loro estremi cariche elettriche. Questa energia può essere immagazzinata o usata come segnale di una deformazione avvenuta. Il nostro prototipo è in grado di generare un segnale elettrico in risposta a una sollecitazione anche molto piccola, come quella indotta da un insetto che si posa sulla superfice, o la caduta di una foglia. Testato come sensore di pressione, il dispositivo ha fornito misure ultra-sensibili ma, prosegue la ricercatrice, integrato in sistemi più complessi ha potenziali applicazioni nel campo dell’elettronica portatile che si interfaccia con il corpo umano, come dispositivi di monitoraggio per la salute ed il wellness, o muscoli artificiali e tessuti ingegnerizzati”.
tessuto piezoelettrico a confronto con una moneta da 50 centesimiPer il tessuto piezoelettrico i ricercatori prevedono anche applicazioni nel campo della robotica umanoide: “L’eccezionale sensibilità del dispositivo permetterebbe lo sviluppo di sensori tattili di precisione, che possono rappresentare il primo passo verso la realizzazione di una pelle artificiale elettronica capace di mimare le caratteristiche fisiche e multifunzionali della pelle umana. Le speciali proprietà del materiale si devono a un metodo di elettrofilatura messo a punto nei laboratori di Lecce che ci permette di avere densi fasci di fibre estremamente allineate tra loro, e al contempo di orientare le catene molecolari di ogni fibra. In questo modo riusciamo a potenziare le caratteristiche piezoelettriche del polimero di partenza”.
Questa tecnologia è alla base del progetto Nano-Jets finaziato dal European Research Council presso Università del Salento e i laboratori Nnl di CnrNano di Lecce. Il dispositivo è innovativo sia per forma sia per proprietà.
“I sensori disponibili finora, composti non da nanofibre ma da film sottili di polimero, hanno proprietà piezoelettriche meno marcate e più difficili da innescare — sottolinea Luana Persano – e di fatto non permettono di misurare pressioni al di sotto di un migliaio di Pascal circa, equivalenti al tocco di un dito. Il nostro tessuto rileva pressioni diecimila volte inferiori ed è prodotto con tecnologie a basso costo scalabili su larga area, perciò compatibili con processi industriali”.
Lo studio è stato pubblicato su Nature Communications il 27 Marzo 2013: High performance piezoelectric devices based on aligned arrays of nanofibers of poly(vinylidenefluoride-co-trifluoroethylene). Autori:
L. Persano, C. Dagdeviren, Y. Su, Y. Zhang, S. Girardo, D. Pisignano, Y. Huang, J. A. Rogers. Doi:10.1038/ncomms2639.

Andrea Mameli, Blog Sopravvivenza Energetica, 15 Giugno 2013