Giovedì 25 settembre scorso si è tenuta nella capitale malgascia Antananarivo una grande manifestazione di protesta contro il presidente in carica Andry Rajoélina (*). Il motivo principale della contestazione era il cosiddetto délestage, ovvero il razionamento dell’energia elettrica (e, nella capitale, anche dell’acqua) che aveva raggiunto proporzioni insopportabili. Essendo residente ad Antsirabe, nella regione di Vakinankàratra, posso testimoniare che negli ultimi anni le giornaliere, ripetute, non di rado lunghe interruzioni di corrente hanno danneggiato numerose attività e creato stress a non finire. Inoltre, da più parti si rimproverava al presidente un certo autoritarismo, una tendenza al nepotismo e l’incapacità di combattere la corruzione nella pubblica amministrazione.
La manifestazione del 25 settembre, organizzata dal movimento Generazione Z, è nata su internet e incoraggiata, se non proprio diretta, da malgasci espatriati. Come simboli sono stati scelti il colore rosso e la bandiera nera dei pirati (ispirata al recente cambio di regime in Nepal), arricchita dal copricapo tipico dell’etnia betsileo (sud del Paese, città di riferimento: Ambósitra e Fianarantsoa).
Al presidente veniva anche imputato il fatto di essere cittadino francese, oltre che malgascio. In realtà, nonostante tutto, non si è comportato da marionetta dell’ex potenza coloniale, ma in Madagascar il risentimento nei confronti dei francesi, autori nel 1947-48 di una raccapricciante operazione punitiva contro la Grande Isola, colpevole di chiedere l’indipendenza – da conseguire per via nonviolenta –, costata decine di migliaia di morti civili (fonti ufficiose francesi parlano di circa ottantamila vittime). Quindi il mero fatto che Rajoélina sia anche cittadino francese basta ai suoi avversari per dargli del venduto, del fantoccio, addirittura dello straniero tout court.
La manifestazione è immediatamente degenerata in saccheggi. Il presidente, che era a New York per una riunione delle Nazioni Unite, è rientrato e ha tentato di spegnere l’incendio con un invito al dialogo: da fine settembre il razionamento della corrente è cessato.
Sui “giovani” di Generazione Z gravava il sospetto di essere una delle rivoluzioni colorate della “scuderia” Soros.
L’esercito, fino a quel momento fedele al presidente, è stato a guardare. Nei giorni successivi ai più gravi incidenti (durante i saccheggi ci sono stati morti, ma le cifre sono contestate: chi dice dodici, chi dice ventidue…), il grande avversario di Rajoélina, ovvero l’ex presidente Marc Ravalomànana (noto per il suo fondamentalismo protestante – è tra i dirigenti dell’aggressiva FJKM, la Chiesa di Gesú Cristo del Madagascar – ma anche per essere stato costretto anni fa all’esilio in Sudafrica dopo aver ordinato ai suoi mercenari di sparare sulla folla che ad Antananarivo ne chiedeva le dimissioni. In seguito a un processo noto come “Riconciliazione Nazionale” è rientrato in patria e, nell’agone politico, ha tentato di riproporsi come alternativa, ma i capi della protesta gli hanno fatto capire che neanche lui era gradito, e da quel momento prudentemente tiene un profilo basso.
La svolta si è avuta sabato 11 ottobre. Da alcuni giorni la situazione si andava normalizzando, le proteste si stavano sgonfiando, ed è allora che l’unità di élite dell’esercito detta CAPSAT, acquartierata nella capitale, è scesa in campo “per assumersi le proprie responsabilità nei confronti del popolo”.
Ci sono stati scontri tra la polizia (fedele al presidente Rajoelina) e un soldato è stato ucciso da un proiettile sparato da un gendarme. La polizia ha parlato di incidente, si è scusata, ma l’esercito non ha accettato le scuse e ha annunciato la presa del potere, per bocca del comandante della CAPSAT, colonnello Mickael Randrianirina.
Il presidente, a quanto pare, ha raggiunto in elicottero la città costiera di Toamàsina, dove un aereo militare francese ha provveduto a esfiltrarlo, evitandogli l’arresto da parte degli insorti.
Appena al sicuro, il presidente Rajoélina ha sciolto il parlamento per impedire che votasse il suo impeachment, mentre il colonnello Randrianirina ha sospeso la Corte Suprema, per poi “resuscitarla” per il tempo necessario a farle emettere una sentenza che dichiara costituzionale e legittima la presa del potere dei militari e decaduto il presidente Rajoélina per “abbandono della carica” (caso previsto dalla Costituzione).
Chi è questo colonnello che oggi ha il titolo di presidente? Non se ne sa molto, se non che è un fervido militante della Chiesa luterana locale e viene dal sud del Madagascar. Parla francese con difficoltà e non è ancora chiaro dove voglia andare, al di là della retorica sulla rinascita della nazione, sull’alba di una nuova era, ecc. Se Generazione Z era o sembrava parente delle rivoluzioni colorate sorosiane, il colonnello Randrianirina pare puntare a legami più stretti con la Russia (dovrebbe aver già incontrato l’ambasciatore russo in Madagascar). Sembra insomma, che i militari siano intervenuti “dirottando” per i propri fini le proteste iniziate dal movimento Gen-Z. Particolare importante: il colonnello ha già avuto guai in passato, essendo accusato proprio di tramare un colpo di stato contro il presidente legittimo.
La partita non è chiusa. L’Unione africana condanna il golpe, Rajoélina può contare su numerosi aderenti, e la polizia, insofferente del nuovo corso, ha minacciato “prove di forza”.
I militari hanno promesso elezioni democratiche tra due anni.
Nel frattempo, i prezzi dei generi di prima necessità stanno aumentando (ad esempio, una confezione di caffè da 90g è passata da 1800 ariary a 2600 ariary nel giro di qualche giorno), con l’eccezione, per il momento, del riso.
Il clima resta teso, ma – almeno dove abito io, ad Antsirabe, a circa 170 km a sud della capitale – non si registrano sommosse o atti di violenza, soltanto scioperi quasi quotidiani (e non è sempre chiaro contro chi o cosa, per chi o cosa). La gente con cui parlo è soprattutto stufa del koróntana (letteralmente, “casino”, da pronunciarsi krútana). Qualcuno ha notato una crescente, sorda ostilità nei confronti dei vazaha (occidentali), specialmente francesi, ma personalmente, almeno finora, io non vedo nulla che lasci pensare a possibili esplosioni di xenofobia.
Vedo e sento molta delusione, poca fiducia nel nuovo corso e nella tenuta delle istituzioni democratiche; tra i commenti raccolti, non pochi sono di questo tenore: Rajoélina è stato votato, era al suo secondo mandato e per legge non poteva più presentarsi, non si manda a casa un presidente con la spallata della folla o dell’esercito, la Costituzione è stata calpestata come carta straccia, la Corte suprema è mampiomehy (si pronuncia mapmé, e significa “che fa ridere”, ma nel senso di “poco seria”, “grottesca”, “ridicola”, ecc.).
Vedremo gli sviluppi.
Gianluca Perrini
(*) Per aiutare il lettore, ho segnalato l’accento tonico delle parole in lingua malgascia non piane presenti nel seguente articolo- La lettera o è pronunciata come u italiana, y è indistinguibile da i, j è pronunciato come la z sonora italiana. Inoltre, ricordo che il Madagascar è di lingua maleo-polinesiana, quindi non imparentata con le lingue bantu dei suoi vicini africani, Tanzania, del Mozambico, ecc.
